La narrativa gialla e la fantascienza

di Nino Martino

Premetto che sono solo un umile lettore. Sono sempre stato un lettore accanito di fantascienza fin dagli epici anni 50 (fine anni 50, non sono vecchio decrepito).

E i quesiti che pongo e mi pongo sono assai probabilmente frutto del fatto che malgrado tutto (malgrado le letture) sono un dilettante.

Sto assistendo in questi ultimi anni a un cambio drastico dei gusti delle persone. Mi ero sempre annoiato un po' di fronte ad Agata Cristie, o altri del genere “giallo”. Non provavo un grande interesse all'intreccio, alla riunione finale, alla soluzione in genere mirabolante. Un vago interesse in più lo provavo per Conan Doyle. Ma l'applicazione del cosiddetto metodo scientifico mi stufava rapidamente (sapete, sono solo un semplice fisico...).

E' inutile, ero un vero lettore di fantascienza degli anni 50. Una conoscente di Genova mi disse una volta che il lettore di gialli è nevrotico e il lettore di fantascienza psicotico. E quindi sarei un po' psicotico. Mi piaceva l'idea di essere un po' psicotico.

Ma qualche cosa è cambiato. Mi hanno fatto leggere la Gimenez, la Maj Sjowall e consorte, Izzo e altri. E mi sono piaciuti molto. Trovavo interesse, e la trama, l'intreccio, la soluzione finale, non erano cose molto importanti. La cosa importante era il narrare.

Nello stesso tempo molti romanzi di fantascienza (ma non i racconti!) hanno incominciato ad annoiarmi.

Interessante caso clinico. Da psicotico sarei diventato nevrotico. A me non risulta molto possibile ma giro la questione ad amici assai più versati di me nel campo psicanalitico. E' possibile cambiare d'improvviso i tratti della persdonalità? Ho fatto allora un esperimento: ho preso in mano un “giallo” da edicola. Una noia mortale dopo le prime pagine.

Credo allora che si tratti di altro. Se andate in libreria vi sono cataste di libri che sono “gialli”, romanzi polizieschi, noir e quant'altro. E ci sono cataste di libri (di libri veri...) perché sono venduti, vendono, c'è gente che si sta appassionando a questo tipo di letture e questa era gente che frequentava le librerie per la narrativa (e altro), non erano abbonati al “giallo”.

Parallelamente a questo fenomeno c'è quello delal fantascienza. La fantascienza ormai si pubblica in libro, almeno in Italia, non tanto in periodici d'edicola. Altre riviste ottime vengono spedite solo in abbonamento postale. I libri sono in genere buoni e si è sviluppato anche qui un gusto del narrare. Però accanto alle pile di fantascienza ci sono molte, ma molte di più pile di “Fantasy”.

Caillois inorridirebbe perché di fantastico non c'è niente: streghe, folletti, truculenti armigeri difensori del bene contro altrettanti principi malvagi in castelli purulenti (avete notato che si riproduce sempre una questione mediovale di nobiltà, un sistema feudale?). Poi di recenti ci sono ondate di vampiri, che una volta erano solo cattivi, adesso ce ne sono anche di buoni che lottano, ovviamente, contro i vampiri cattivi per salvare l'umanità. Mi dicono che questa è Fantasy. Una noia mortale (per me). Purtuttavia la fantasy sta sopravvanzando la fantascienza. Anche nei telefilm. Dimenticavo i poteri soprannaturali. Ce n'è a dovizia. Da quella che prevede il futuro, a la persona che ha dei flash che svelano delitti, al telepatico, al telecinetico, a quello che lancia scintilloni, a quella che gli vengono gli occhi di gatto e una forza soprannaturale.

E allora scrivo una riflessione e alcune domande e giro il tutto a persone come Massimo Bonfantini e Edoarda Lentini e Marco Macciò, assai più competenti di me.

La riflessione è questa: che cosa mi piace del giallo? Mi piace la rottura della struttura quotidiana. C'è un trem tram di qualche tipo, a volte noioso, a volte di oppressione, a volte “bello” e patinato. E poi c'è l'evento delittuoso e la struttura della vita quotidiana viene rotta. Quando la struttura viene rotta ogni persona rimane nuda, cadono le maschere quotidiane, le tranquille sicurezze della ripetizione innocua. Le persone, la vita, la società si mostrano per quello che sono. La soluzione finale in qualche modo c'è, ed è appagante nel bene e nel male, ma non è più centrale. E' centrale invece il narrare, la ricerca della realtà al di là delle apparenze, delle convenzioni. E questo mi piace.

Quello che mi piace nella fantascienza credo che sia la simulazione di altre situazioni, di altre vite oltre a quella che conosciamo. E' la descrizione del diverso e di tutto quello che succede a lui e a noi. A volte va bene, a volte va male, ma di questi tempi, nella fantascienza, stanno sparendo gli alieni cattivi e malvagi, e molto spesso, un po' troppo spesso, gli “umani” fanno figure meschine. Non posso non citare, anche se in qualche modo è abusato, il mitico film “Blade runner” nelle sue varie versioni “io ho visto cose che voi umani...” eccetera.

La domanda che rivolgo ai miei amici, su queste pagine di questa strana rivista degli anni 2000 che è “la natura delle cose” online, non è quella di psicanalizzarmi o mettermi in terapia.

Ma vorrei invece capire perché il gusto della gente sta cambiando e in che mondo sto capitando (fermate il mondo, fatemi scendere?). Che significato dare al cambio di genere nel romanzo “giallo” o noir? Di che cosa è il riflesso? Non mi sembra possa essere una maturazione del genere che cancella se stesso e diventa letteratura. Mi sembra semplicistica come spiegazione. E perché di fronte a questo sviluppo c'è anche lo sviluppo del fantasy? Siamo all'epoca di internet e della globalizzazione, siamo all'epoca della … televisione matura (ahimé) e delle salse appiccicose che colano in varia misura da schermi sempre più belli e più nitidi. Siamo nell'epoca dei reality show (per me noiosissimi e di insopportabile visione) che più reality non si può, tanto è vero che non c'entrano più niente con la realtà.

Sono domande ingenue, lo so. “Perché non leggi quello che ti piace e coltivi le rose del giardino e la pianti di rompere?”.

Mai, di questi tempi, porsi delle domande, anche ingenue. Altrimenti...

Nino Martino

5 aprile 2010 Torre degli Ulivi