il bosco di Antoliva, 1867


veduta del Lago Maggiore da Villa Ada, 1872


i ragazzi Troubetzkoy col cane, 1874


ritratto di Ada Toubetzkoy, 1875


ritratto della principessa Saint Lèger, 1985


Ascona con vista delle isole di Saint Lèger

Ranzoni nasce a Intra nel 1843 in una famiglia di origini modeste; il padre Francesco faceva il calzolaio e la madre, Elisabetta Franzosini era sarta e levatrice. La sua prima formazione avviene proprio a Intra dove, alla sola età di dieci anni, frequenta il corso serale di disegno del pittore Luigi Litta, insegnante alle scuole tecniche, mostrando già in quella occasione la sua precoce inclinazione artistica.

Nel 1856, grazie al sostegno economico di alcuni signori di Intra, si iscrive alla Scuola di Disegno dell’Accademia di Brera e, nell’ambiente milanese, entra per la prima volta in contatto con Tranquillo Cremona, Mosè Bianchi e Medardo Rosso. Dal 1859, per volontà delle famigli intresi che lo mantengono agli studi, lascia Brera per frequentare la Scuola di Ornato della Accademia Albertina di Torino.

L’anno successivo, grazie all’interessamento del marchese Brème, è accolto come “pensionario” al Collegio Caccia di Novara con una borsa di studio e l’autorizzazione a proseguire con i corsi a Brera dove rimane solo fino al 1864 quando, per volontà degli amministratori del Collegio, ritorna all’Albertina; esperienza questa che lo avvicina alla pittura di paesaggio di Antonio Fontanesi.

Alla fine del 1864 la revoca del pensionamento lo costringe a ritornare a Intra, dove l’antiquario Scavini gli presta una soffitta per allestirvi un modesto studio. In quegli anni frequenta l’aristocrazia internazionale che soggiorna nelle ville del Lago Maggiore, famiglie come i Marchesi Della Valle di Casanova, i Baroni Francfort di Pallanza e i Principi Troubetzkoy che diventeranno presto i suoi mecenati.


Tra il 1867 e il 68, con l’amico fotografo e pittore Giacomo Imperatori, fonda a Intra il Circolo dell’Armonia che raccoglie un gruppo di artisti scapigliati, musicisti e intellettuali e che intrattiene rapporti con la Scapigliatura milanese. Imperatori e i tanti dagherrotipisti che lavorano in quegli anni sul Lago, influenzano i tagli compositivi delle sue opere come si vede ne Il bosco di Antoliva del 1867, uno dei primi lavori impostati sullo studio dal vero e l’osservazione diretta del paesaggio, realizzato con colori chiari e pennellate brevi che danno al dipinto una vibrante luminosità quasi impressionista.


Nel 1868, dopo una violenta alluvione che aveva invaso Intra, Ranzoni si trasferisce a Milano ospite di Tranquillo Cremona. Vorrebbe arruolarsi tra i garibaldini ma Cremona lo convince a desistere e lo presenta ai conti Greppi che gli commissionano alcuni dipinti. Inizia il sodalizio tra i due. Li accumuna l’interesse per lo studio di un linguaggio basato su ricerche di pennellate e cromatismo in cui la luce diviene protagonista del dipinto

Alla morte del padre, avvenuta nel 1872, Ranzoni si rivolge ai principi Troubetzkoy per ottenere un aiuto economico. Questi lo ospitano nella loro residenza di Ghiffa, Villa Ada, incaricandolo di fare da maestro ai figli Piero, Paolo e Luigi. Qui lo raggiungono spesso gli amici milanesi tra i quali il Cremona che per un breve periodo allestirà con lui uno studio alla villa. Lo stesso anno l’artista dipinge quello che viene considerato il capolavoro della paesaggistica ranzoniana, Veduta del Lago Maggiore da Villa Ada dove emerge il netto contrasto tonale tra il verde acceso della collina e i colori pastello del lago e della veduta di Luino sulla sponda opposta. La figura della principessa Ada conferisce al dipinto quel senso di quotidiana intimità che caratterizza la continua ricerca di Ranzoni.


La qualità notevole dei suoi ritratti gli assicura il favore della committenza. Alle caratteristiche dell’ultimo periodo milanese Ranzoni aggiunge anche spunti veristi ed un intenso sentimentalismo.

Da qui in poi soggetti luminosi cominciano a stagliarsi su fondi scuri in capolavori nei quali la luce, penetrando, definisce ritratti e paesaggio, come ne I ragazzi Troubetzkoy col cane, del 1874, presentato all’Esposizione di Brera e il Ritratto di Ada Toubetzkoy, del 1875

Dai Troubetzkoy Ranzoni rimane fino al 1877, anno in cui conosce la famiglia inglese Medlycott, che villeggia presso i principi e su suo invito si trasferisce in Inghilterra nel Somerset divenendo il pittore della nobiltà terriera e soprattutto della nuova, facoltosa ed elegante borghesia. Il soggiorno inglese si interrompe brevemente l’anno successivo, quando Ranzoni torna in Italia per assistere ai funerali dell’amico Cremona. Ritornato in Inghilterra subisce una però una cocente delusione a causa del rifiuto dei suoi dipinti alla annuale esposizione della Royal Accademy. Amareggiato da questa vicenda decide di lasciare per sempre quel paese e tornare a Milano.

Qui, dopo un solo anno di intenso fervore creativo, comincia quel periodo che, tra un disordinato alternarsi di inerzia e attività lo traghetta verso la crisi che lo porterà infine al ricovero in un ospedale psichiatrico a Novara.

Dal tunnel sembra uscire nel biennio1885-1886 quando soggiorna alle isole di Brissago, presso i principi Saint Lèger, per i quali dipinge, il Ritratto della principessa Saint Lèger e Ascona con vista delle isole di Saint Lèger

Sono opere ricche di suggestioni interiori, dalle pennellate brevi e dalle numerose giustapposizioni cromatiche; il paesaggio è più rarefatto e l’atmosfera più avvolgente.

Sia nel ritratto che nel paesaggio la tavolozza si è scurita privilegiando un largo impiego di beige e marroni e una minore luminosità generale.

Concluso il soggiorno alle isole di Brissago e dopo una breve permanenza a Miazzina presso il pittore Rapetti, Ranzoni ritorna ad Intra dove muore il 29 ottobre 1889 dopo aver trascorso gli ultimi anni in solitudine.

Vittore Grubicy, che nel 1888 lo aveva inserito nella sua Italian Exhibition di Londra, organizza, nel 1890, una grande retrospettiva a lui dedicata alla Permanente di Milano.

Un articolista anonimo, sulla testata intrese La Vedetta nell’edizione del 2 novembre 1889 gli dedica questa orazione funebre:


"Martedì scorso, alle ore 7 del mattino, cessò di vivere consunto da lunga malattia, il chiaro pittore nostro concittadino

Daniele Ranzoni

È morto a 45 anni, nel pieno della virilità, quando avrebbe dovuto mietere maggior messe di allori nel difficile e glorioso campo dell’arte. Ma sgraziatamente da varii anni il lento e crudele malore che lo trasse anzi tempo alla tomba gli minava insidiosamente l’esistenza, offuscando lo splendore di quella intelligenza che aveva concepite e create tante e così egregie opere d’arte.
Ed il Ranzoni fu davvero grande e vero artista. “I suoi acquarelli - scriveva un competentissimo critico milanese - varcheranno i tempi, e l’iride smagliante della sua tavolozza maritata ad un disegno purissimo lo rammenterà ai più lontani, e soggiungeva che dei suoi ritratti alcuni sono già celebri”.
Ed in verità in tutte le sue opere e nei ritratti in ispecie non è mai smentito quel fare largo e magistrale, quella sprezzatura d’ogni convenzionalismo, quella mirabile soavità di tinte, di contorni e di sfumature ed infine quel senso delicatissimo di giusta modernità dietro cui si affaticano tanti e pure egregi artisti.
Per unanime consenso degli intelligenti, Daniele Ranzoni fu il più felice, il più vero ed efficace prosecutore di quel Tranquillo Cremona di cui era anche l’amico prediletto: e vuolsi che egli per il primo avesse iniziato quella 
maniera di pittura, per la quale va celebre il noto capo-scuola lombardo.
Il Ranzoni a queste elette doti di artista univa insieme un indole mite ed affettuosa, uno spirito arguto e pronto, e quella vivace festosità di carattere che sembra congenita negli artisti.
Le sue esequie celebratesi mercoledì a sera, ed a cui convenne numerosa ogni classe della cittadinanza, valsero a dimostrare quanta larga eredità di stima, di ammirazione e di affetti, abbia lasciato dietro a sé il povero Daniele.
Al cimitero il signor Grubicy, redattore artistico di vari reputati periodici ed intelligente mecenate dell’arte, parlò dei meriti grandissimi, dei pregi indiscussi del nostro compianto concittadino deplorandone la perdita immatura. Col Grubicy erano pure giunti da Milano per le esequie del Ranzoni vari amici e colleghi d’arte: altri scusarono la propria assenza, ed oggi stesso giungevano da Milano lo scultore principe Paolo Troubetzkoy ed il pittore Longoni a portare sulla tomba del compianto nostro concittadino una colossale corona di fiori, a nome degli artisti milanesi.
Tutti i giornali milanesi hanno parole di profondo e sentito rimpianto per la morte del Ranzoni, di cui riconoscono le elette doti di artista grande e potente, e di cui tutti ricordano ancora i trionfi artistici a Brera.
"

 

 

 

 

 

 

 

Le immagini sono riportate dall'alto in basso e da destra a sinistra nell'ordine esatto delle citazioni (NdR)