Marco Macciò

Ho letto con vivo interesse la Candela n. 33 e 34 di Elio Fabri che hanno recensito anni fa il libro di Zichichi: Galilei divin uomo. A suo tempo, in quanto ammiratore di Galileo, avrei voluto leggere tale opera, ma poi non trovai il tempo e quindi ora mi sono “buttato” avidamente sulla recensione di Fabri, che è in realtà più di una recensione, è una lunga analisi critica e contestazione del libro di Zichichi.

I due saggi di Fabri sono ricchissimi di argomenti e di riflessioni e permettono al lettore, a me hanno dato questa impressione, di farsi una ripassata molto stimolante sulla storia della fisica da Copernico ad oggi. Zichichi esce piuttosto malconcio dalla critica di Fabri avendo sostenuto una gran quantità di idee bizzarre. In particolare mi hanno interessato i riferimenti a Mach, che Zichichi disprezza in quanto scienziato non galileiano e la cosa mi ha stupito dato che Mach affermava di essere galileiano e che anzi il vero metodo scientifico fosse quello galileiano.

Non ho capito se Zichichi si è occupato del problema da me ora sottolineato e quindi passo a riflettere sul secondo riferimento di Fabri a Mach, la citazione di una sua pagina diciamo su quello che è il punto di vista della scienza rispetto a ciò che si può affermare sulla realtà, rispetto a ciò che si può dire e non dire.

Io ho capito che, in polemica con le fedi religiose, Mach ci insegna a credere soltanto nelle verità scientifiche, poiché provate dagli esperimenti. Per il resto bisogna aspettare, avendo speranza (fede?) che la scienza arrivi col tempo a rispondere col suo metodo a tutti i problemi. Sappiamo che questa è una tesi che si fonda sulla filosofia positivista o anche potremmo dire neopositivista, dato che Mach fu considerato uno dei principali mentori dai filosofi del neopositivismo. Ricordiamo il similare pronunciamento del primo Wittgenstein (prima della svolta): “di ciò di cui non si può parlare si deve tacere”. E sappiamo che da tempo il neopositivismo è stato sbalzato dal trono. Io non credo però che basti l’essere sbalzato da un trono per avere con ciò stesso torto, né credo che non si possa ritornare sul trono. Voglio perciò dire che cosa non mi convince nella tesi di Mach.

E’ un progetto filosofico che nessuno al mondo può mettere in pratica, neanche Mach. Faccio un esempio elementare: il governo austriaco prende la decisione di dichiarare guerra alla Serbia e dà delle giustificazioni ragionate, cioè espresse con un ragionamento. L’attentatore Gravrilo Princip, in Bosnia, era un emissario dei servizi segreti del governo serbo. Mach non avrà avuto il tempo di verificare scientificamente la affermazione. E va bene, non vi avrà creduto quindi, non poteva giudicare in prima persona; o ha avuto fede nel fatto testimoniato dal proprio governo?. Ma che dire della decisione del suo governo: noi attacchiamo la Serbia, poiché essa da anni con la sua politica nazionalista grande-serba mette in pericolo l’unità dei popoli dell’Impero (giustificazione non detta ma conosciuta implicitamente, ho ragione di credere, da molti)? Il fatto è che poi, invece, proprio la Guerra porterà alla sconfitta e alla dissoluzione dell’Impero. Ma lo si è venuto a sapere dopo qualche anno. Sul momento quale alternativa scegliere scientificamente? Mach avrebbe potuto dire: la scienza non può esprimersi, non posso sapere se la guerra salverà l'Impero o lo farà finire. Ma così facendo avrebbe scelto per il non agire, che è una delle due scelte in alternativa!

Cosa voglio dire: che gli era impossibile non pronunciarsi, anche se scientificamente non poteva pronunciarsi. Insomma ci sono infiniti dilemmi nella vita su cui non è possibile pronunciarsi scientificamente, ma che comportano allora il non fare, l’astenersi, il che è precisamente un pronunciamento. E talvolta può andar bene, talvolta male.

Neanche Mach può dunque attenersi al suo punto di vista scientifico. Non c’è nulla da fare, a mio avviso: non possiamo esimerci dal parlare, discutere, ricercare anche in quei campi in cui il metodo scientifico non è applicabile, come la politica e tanti altri. Semmai dobbiamo attenerci al principio del dare, del trovare ragioni. Ma qui si apre un campo assai ampio e difficile sui criteri in base ai quali essere ragionevoli.

Concludo con un esempio tratto dalla sfera religiosa: per la scienza non è confermabile la esistenza di quella singola donna con quel singolo bambino. Ma forse è ragionevole ritenere che sia un bene per l’umanità l’esistenza del culto della Madonna e del bambino. O sarebbe invece meglio la sua scomparsa?

Non credo che la scienza possa dare una risposta definitiva. E se si astiene fa comunque una scelta e può non essere quella giusta. L'argomento è affrontabile soltanto con complessi e difficili ragionamenti ed è ciò che si deve fare, essendo aperti al dialogo e alle idee diverse dalle nostre.

Nino Martino

Le due "candele" che abbiamo qui pubblicato sono del 2002, e il libro di Zichicchi è antecedente. Ha senso oggi la ripubblicazione, in altra veste, e in rete, di questi lavori?

Quello che fa Elio Fabri è smontare spietatamente e lucidamente pezzo per pezzo la macchina delle apparenze. Osservate come Zichicchi afferma le cose, perentoriamente, dando dell'ignorante a chi legge, al popolino, al lettore di dodici anni: gli scienziati affermano che, Galileo afferma che, io sono pluridecorato ecc. ecc.

Non ha importanza la validità scientifica di quello che si dice. Ha importanza come viene detto. Ed è una dissertazione a tesi. La tesi è che i cosiddetti "laici" si sono impadroniti a torto di Galileo, che invece...

E poi la patente di Galileiano: mi ricordo ancora un episodio a Milano. Eravamo in un gruppetto di fisici , nelle nostre periodiche riunioni con pasticcini e torte per cercare di capire il mondo. Alla televisione apparve Zichicchi che affermò di essere un galileiano. E che quindi i buchi neri non esistono, sono delle fole fantasiose. Io sono un galileiano e quando uno mi potrà riprodurre in laboratorio un buco nero io ci crederò.

Galielo come S.Tommaso? Ma S.Tommaso, dal punto di vista della filosofia della scienza, non era uno con i piedi per terra, tutt'altro.

Mi ricordo ancora che noi ci guardammo negli occhi, sbigottiti, e poi cominciammo a ridere.

Ma l'uomo della strada, il dodicenne di cui parla Fabri? Può agevolmente smascherare l'inganno e mettersi anche lui a ridere?

E' questo il problema. Smascherare il rovesciamento della realtà, le lunghe dissertazioni che servono a coprire la realtà più che a capirla, le operazioni "politiche" di sviamento (che di altro non si tratta), è un compito lungo, incessante, per certi versi gravoso.

Questo dovrebbe essere il senso di questa rivista on line, la natura delle cose. Ogni cosa che serva a qualcuno, anche a uno solo, per comprendere, usando i suoi strumenti, cosa c'è dietro le apparenze è benvenuta.

Siamo all'epoca in cui impazzano (un po' meno, in verità, oggi) i finti reality show, in cui la gente dice cose che apparentemente sembrano vere ma che sono assolutamente prive di senso (ma bisogna mostrarlo, non basta dirlo!). Siamo all'epoca dei salotti televisivi in cui tutti urlano cercando di sovrastare gli altri, in cui non vince che ha ragione o dice cose sensate, vince chi ha più "presenza" televisiva. Siamo nell'epoca in cui il ladro da' del ladro al derubato e tutti (o quasi tutti) ci credono.

Il lavoro critico da fare è enorme, ed è a tutto campo. La tesi che la gente è stupida e beota perché crede a mistificazioni evidenti (evidenti? Ma se fossero così evidenti...) è una tesi fuorviante, da sempre. Non basta dire che un delinquente è un delinquente, quando quello dice che il delinquente sei tu.

Non sono possibili scorciatoie. Il lavoro critico da fare è a tutto campo e in tutti gli aspetti della nostra vita umana, per arrivare a capire almeno un briciolo di ciò che sta la di là delle apparenze.

Magari quello che c'è dietro le apparenze non è precisamente quello che ci aspettavamo. Magari altri, con il nostro leggerissimo e quasi inesistente stimolo, faranno asai meglio di noi. Magari alcuni "giovani" ci faranno uscire, con i loro strumenti, dal tunnel buio in cui ci siamo cacciati, qui in Italia.

E noi saremo felici. Buon lavoro a tutti noi.

L' immagine di intestazione è una icona russa che riprende la tradizione di S.Giorgio che uccide il drago e S.Giorgio ha le sembianze di Trotskij. L'altra immagine è un dipinto di Paolo Uccello, raffigurante S.Giorgio che uccide il drago. Il nemico è da umiliare, sconfiggere, trafiggere, uccidere. Ci sono però le solite ambiguità: guardando il dipinto di Paolo Uccello con occhio profano si può osservare che la principessa tiene a guinzaglio il drago. Sembra dire:"perché mi stai uccidendo il cane?", con aria un po' sbigottita. I soliti problemi delle polemiche.