Purtroppo buona parte del nostro comportamento è ancora guidata dal cervello arcaico. Tutte le grandi tragedie, la Shoah, le guerre, il nazismo, il razzismo- sono dovute alla prevalenza della componente emotiva su quella cognitiva. E il cervello arcaico è così abile da indurci a pensare che tutto questo sia controllato dal nostro pensiero, quando non è così.

Rita Levi Montalcini

Fino a che punto può arrivare il desiderio? C'è un senso del limite che la persona, la donna dovrebbe porsi nel perseguire i suoi sogni?

Sulla maternità, come ho chiarito in un precedente articolo, ogni discorso è difficile: troppi tabù che sopravvivono proprio nei luoghi della civiltà più avanzata, quella del femminismo e della sessualità liberata, troppe remore nell'invasione di quella che è considerata, in ambito privato, la sfera più intima e delicata.

Non c'è, infatti, spazio che sia più segnato dalla dimensione e dalla storia individuale e, al tempo stesso, più connotato socialmente.

Eppure il fascino del problema è nelle sue contraddizioni.

Occorre perciò interrogarsi, innanzitutto, sulle motivazioni che portano la donna (o la coppia omosessuale) a forzare la natura.

E non per vincere la malattia. Ma per la realizzazione di un desiderio che l'età o i gusti sessuali rendono impossibile.

Per i singoli che compiono una simile scelta si tratta certamente di un'azione forte che pone il soggetto in una condizione anomala e lo carica di oneri pesanti in termini economici, psicologici, sociali che, in quanto tali, chiedono rispetto.

Ma non è questo il punto; si tratta di indagare le ragioni di un comportamento e quindi occorre porsi la domanda: è lecito? è opportuno? va incoraggiato? Oppure, se non si vuole impostare la questione nei termini difficilmente gestibili di bene e male: è sensato? dannoso? Una delle motivazioni più forti è senz'altro legata all'affermazione della libertà individuale.

La difesa della persona, della proprietà, della privacy ha origini antiche nel mondo occidentale e si consolida con la tradizione moderna del liberalismo europeo. Si tratta di modelli alla base della nostra visione del mondo, che hanno accompagnato l'evoluzione della società borghese e hanno costituito le condizioni per la civiltà e la democrazia.

Ma nel suo aspetto più radicale ed egoistico, il liberalismo può degenerare in modalità di esaltazione dell'io, di rivendicazione della propria diversità e autonomia, in uno scontro contro tutti. La tendenza è la dimostrazione della consapevolezza della natura emblematica della propria situazione, della propria essenza come portatori di nuovi diritti ( il che può anche essere un bene, storicamente); ma c'è anche il senso della sfida, della provocazione contro la tradizione o le rigidità altrui, la richiesta che gli altri si pongano in modo tollerante, astenendosi dal giudizio.

L'azione del singolo è difesa in quanto tale: naufragata ogni idea di dialettica fra individuo e società, l' atto è privato, atto libero che non può essere criticato, né imbrigliato da regole di carattere generale perché autonomo e coerente con la propria identità.

Ora, la logica dell'autoaffermazione è (o dovrebbe essere) del tutto estranea alla maternità, che si configura, per definizione, come rapporto con l'altro: relazione con il partner e relazione con il bambino al quale si pensa, prima ancora che venga concepito, come persona che cresce, che avrà una sua storia. Può essere che questa storia si riveli nel tempo più difficile di quella di altri bambini vissuti in ambiti più tradizionali e può darsi di no, ma perché affrontare un percorso così pieno di rischi?

Nel caso di una madre anziana, le tecniche biomediche possono fare miracoli e la gravidanza può essere seguita con relativa tranquillità. E' una possibilità che le nuove frontiere della medicina mettono a disposizione, ma è davvero un'opzione interessante sul piano umano e psicologico?

Forse in questi casi l'entusiasmo porta a sopravvalutare le proprie forze, le energie che saranno necessarie per assicurare un futuro sereno e il più normale possibile ai propri figli. Forse, per le famiglie "arcobaleno", si tratta di una sottovalutazione degli ostacoli di ordine sociale. Ma, in ogni caso, perché l'accanimento nella ricerca di una maternità biologica? Non si può risolvere ogni scelta della persona in termini di responsabilità del sociale.

Ma certo i tempi non aiutano.

Sembrano vincenti tutte le ricette superficiali che fungono da antidoto contro l'angoscia di morte: fra queste, la tendenza a proiettare se stessi in una dimensione indeterminata che bypassa i ruoli tradizionali di giovani e anziani modellando la forma fisica e tonificando in maniera artificiale anche gli strumenti psicologici e intellettuali. Il corpo sembra dover essere un involucro dalla rigenerabilità continua: è il trionfo dell'edonismo e dei suoi miti fragili.

Ma tornando alla domanda di prima: perché l'accanimento nella ricerca di una maternità biologica? Questa presuppone una disponibilità a iter massacranti, dagli esiti incerti, sfibranti sul piano psicologico.

Nel caso delle coppie gay la famiglia si dilata complicandosi con figure dai contorni indefiniti con le quali la curiosità dei bambini dovrà fare i conti nella costruzione dell'identità.

E' vero che tutto dipende dalla capacità dei genitori che allevano il figlio e che sapranno trovare i modi per rasserenarlo. Ma non sarà così semplice.

Perché, infine, donne brillanti e affermate devono cadere nella vecchia trappola, che pareva scongiurata dai movimenti di emancipazione , della maternità come forma di appagamento della natura femminile, a qualunque costo? 

La fotografia è di Yves-Marie Hue, elaborata al computer.L'immagine mostra l'interno della mediateca di Vileurbane (vicino LYON) l'architetto è Renzo Matta