Alicia Giménez-Bartlett. Il giallo mediterraneo

di Edoarda Lentini

Fra Alicia Giménez Bartlett e i lettori italiani è amore senza riserve.

La Bartlett è, insieme ai nordici, uno degli autori di grande richiamo per gli appassionati del genere giallo e noir: nel suo caso si tratta di un legame con l'Italia confermato dalla partecipazione e premiazione dell'autrice spagnola in occasione di diversi eventi letterari nel nostro paese, cui hanno fatto seguito interesse, sintonia, persino affetto.

Alicia costruisce storie che ambienta a Barcellona, la sua città, secondo uno schema ormai ben consolidato fra gli autori di gialli contemporanei, che in genere snobbano le varie forme di paesaggio mentale, preferendo percorsi ben noti e atmosfere respirate spesso dall'infanzia; anche la protagonista è pensata, come nella maggior parte dei casi, all'interno di una serie: episodio dopo episodio, romanzo dopo romanzo, gli eventi criminosi e investigativi si sviluppano in parallelo rispetto alla linea evolutiva del privato. Petra, protagonista della serie, è, come altre eroine, una donna investigatrice, una donna poliziotto, indipendente, disincantata, persino cinica e segnata dalla vita, dura come il suo nome. Non è, quindi, in questo ambito, quello della semplice “cornice” dei suoi romanzi, che dobbiamo cercare l'originalità della scrittrice e le motivazioni del suo successo-

Certamente l'abilità, che la Bartlett dimostra di possedere, nel dosaggio degli ingredienti giusti per la gestione di una storia complessa, risulta vincente sul piano commerciale: la padronanza perfetta di trame labirintiche e dei relativi colpi di scena, la combinazione di drammaticità e leggerezza, il senso continuo di humor e ironia sono tutti elementi capaci di attrarre e dare piacere al lettore.

La spiegazione superficiale che ricerca le ragioni del successo nella linea di tendenza o nella capacità di dosaggio, più o meno spontaneo o artificiale, di topoi classici e contemporanei risulta solo in parte soddisfacente e non spiega il fascino esercitato in tempi medio-lunghi su una tipologia di lettore mediamente colto, esigente, abituato a spaziare in un vasto campo della narrativa di genere . La risposta può essere cercata proprio nelle esigenze di questo pubblico particolare, che si è fatto le ossa sui classici e ha tenuto vivo il livello dell'attenzione critica, rifuggendo ormai, per esperienza, da banalità alla moda o da riciclaggi di vario tipo e chiedendo alla lettura un modello di storia aggiornato rispetto alla realtà contemporanea capace di fornire quel tipo di vero divertimento che è legato alla soddisfazione intellettuale. In questo senso Bartlett, come i giallisti scandivani o francesi, riesce a piacere solleticando il gusto della ricerca.

Nel caso di Petra e Firmin, i due personaggi che finiscono per realizzare una coppia perfetta, l'indagine di polizia si sviluppa necessariamente come ricerca innanzitutto del proprio posto nel mondo e dei propri desideri e come scontro-incontro interpersonale. I luoghi, ovviamente, sono quelli tradizionali del tessuto urbano ed extraurbano abitato da una umanità che esprime tutto il ventaglio della criminalità, del degrado o della perversione individuale; ciò che rende affascinante questo viaggio all'inferno è la sensazione continua che non si tratta di una situazione cristallizata, ma in continua evoluzione e, per i protagonisti, perfino maturazione. E' forse questo il motivo per cui si è parlato della Bartlett come del Camilleri spagnolo: la disperazione di certo noir francese che sembra leggere il mondo come inchiodato in una negazione metafisica qui è molto lontana. Ma non si tratta nemmeno del buonismo alla Camilleri, troppo legato, almeno recentemente, ad un sentimentalismo dichiarato e quindi stilisticamente debole. Alicia sembra distante anche dalla forte emotività di Izzo, altro cantore dell'atmosfera mediterranea e delle sue tragedie, le cui esagerazioni, benchè condivisibili sul piano umano e politico ( a volte l'esagerazione ci vuole proprio!) rischiano di sbilanciare il livello letterario del racconto. Forse c'è maggiore somiglianza con l'impostazione degli autori svedesi, capaci di reggere disincanto e speranza e, soprattutto, capaci di una grande lezione di stile che ha saputo imporsi, rendendola inutile, sulla logora distinzione fra letteratura tout court e letteratura di genere.

Tornando a Petra e Firmin, sembra davvero di essere a contatto con la donna o il vicino della porta accanto. Come molte donne di media cultura e impegnate in attività lavorative, Petra ha vissuto il suo decollo dal ristretto e ovattato mondo borghese ad una veloce socializzazione di tipo moderno con gli inevitabili esiti di crisi e fallimenti; come molte, ha interiorizzato quel modello postfemminista che promette non solo l'indipendenza economica, ma il diritto alla solitudine e all'appagamento del desiderio, a qualunque costo: si tratta di un modo di essere che inizialmente fa apparire Petra superficiale e ovvia, ma acquista una luce diversa nel tempo perchè solo in prospettiva ci si rende conto che si tratta non di una rigidezza del carattere o di piatta omologazione, ma di una base di partenza che permetterà la continua analisi e ridefinizione di una donna capace di accettarsi e, quindi, anche di cambiare. Il ritratto di Petra in Nido vuoto è affidato al suo superiore che, in una occasion e speciale, ne tesse l'elogio: “Forse sono un po' masochista, perché non esiste donna al mondo che più di lei abbia il potere di darmi sui nervi. Petra Delicado è attaccabrighe, ribelle, anarchica, testarda e, se mi perdonate l'espressione, una gran rompipalle”. L'evoluzione della inspectora si snoda negli anni, dalla determinazione quasi feroce a difendere il proprio spazio, la propria identità, le voglie del momento fino alle prime incertezze, al riconoscimento della durezza della solitudine e del desiderio di tenerezza. Quanto A Firmin Garzón, la sua umanità complessa è tanto diversa nel contenuto da quella di Petra, quanto simile per la capacità di riflessione, autoironia, disponibilità a rimettersi in gioco: anche lui ha il suo passato di sofferenza e il suo presente di dubbi, speranze, delusioni. Vero macho tutto d'un pezzo, tradizionalista e un po' bigotto, passa dal disgusto per le provocazioni della sua collega donna che è anche il suo superiore, ad un ruolo più comprensivo e paterno, per finire con l'accettare, insieme a Petra, ormai su un piano di parità, anche le trasformazioni del suo tempo.Insomma , è una persona di esperienza che ha il coraggio di non impantanarsi nel cinismo, di riconoscere cause e momenti della propria sofferenza e, come Petra, di continuare a crescere.

La cifra di questi romanzi, nella grande varietà di trame e ambienti, pare quindi essere proprio l'evoluzione: quella di tipo umano, ma anche quella del lavoro investigativo, che si sviluppa nel conflitto incessante fra metodologie e tecniche diverse; ma quella forse più interessante è quella della società spagnola che analizza i propri cambiamenti e fa i conti con la storia. Ne Il silenzio dei chiostri, la Bartlett rievoca alcune pagine importanti della cattolicissima Spagna: gli eventi della Semana Tragica del 1909 e della Guerra Civile del '36, con tutte le conseguenze non solo per il clero, ma per tutta la popolazione spagnola da sempre in bilico fra zelo religioso tradizionalista e tensione verso la laicità e la modernizzazione. E' un riferimento che risulterà alla fine inutile per la soluzione del caso, ma Alicia se ne serve sia per rendere conto dell'importanza di una possibile ipotesi di lavoro nel corso delle indagini, sia per il piacere di creare alla sua vicenda uno sfondo che non è solo morto scenario, ma occasione di ricerca e desiderio di conoscenza circa le contraddizioni del proprio paese. Sempre ne Il silenzio dei chiostri il lettore può ormai vedere all'opera la coppia di investigatori ormai approdati, rispettivamente, al proprio destino di maturità e serenità: Alicia, infatti, mostra coerentemente già in Nido vuoto, il procedere coerente di quell'evoluzione di cui si è parlato sopra e non ha paura nemmeno di una cosa così tradizionale come un lieto fine.

Edoarda Lentini


la fotografia è di Roberto Basile di un dipinto di Clara Brasca
sito di Roberto Basile fotografo
locandina della mostra di Clara Brasca
sito della Galleria Maria Cirena


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